PARTE 7 — GLI ULTIMI ANNI: QUELLO CHE SAPPIAMO DAVVERO
Negli ultimi anni della sua vita, Franco Battiato si allontanò progressivamente dalla scena pubblica.
Dopo il suo ultimo concerto del 17 settembre 2017 a Catania, le successive date furono cancellate per motivi di salute.
Da quel momento, intorno alle sue condizioni cominciarono a circolare molte voci.
Alcune parlarono persino di malattie specifiche.
Ma qui è importante distinguere i fatti dalle supposizioni.
La famiglia di Battiato scelse di proteggere la sua privacy e non rese pubblica una diagnosi dettagliata che permetta di confermare molte delle teorie circolate negli anni.
Battiato trascorse questo periodo soprattutto nella sua amata Milo, lontano dal clamore mediatico.
Eppure la musica non era completamente scomparsa.
Nel 2019 venne pubblicato Torneremo ancora, l’ultimo album uscito durante la sua vita.
Il titolo sembrava quasi riassumere quella ricerca spirituale che aveva attraversato decenni della sua musica.
Poi arrivò il 2021.
All’alba del 18 maggio, nella casa che per tanti anni era stata il suo rifugio, Franco Battiato si spense.
Ma anche nel momento dell’addio, la famiglia decise di rispettare il modo in cui aveva vissuto lontano dai riflettori negli ultimi anni.
Il funerale non sarebbe diventato un grande evento pubblico.
Sarebbe stato piccolo, intimo e privato.
E si sarebbe svolto in un luogo molto particolare:
proprio nella casa di Franco Battiato a Milo.
PARTE 8 — L’ULTIMO SALUTO A MILO
Il giorno dopo la morte di Franco Battiato, 19 maggio 2021, Villa Grazia a Milo diventò il luogo del suo ultimo saluto.
Ma non ci furono grandi folle all’interno.
Non ci fu una cerimonia trasformata in spettacolo televisivo.
La famiglia aveva chiesto che quel momento rimanesse strettamente privato, alla presenza di familiari e pochi amici.
La cerimonia religiosa si svolse nella piccola chiesa della villa dove Battiato aveva vissuto per molti anni.
Era un addio sorprendentemente semplice per un uomo conosciuto da milioni di persone.
Fuori da quel luogo intimo, però, l’Italia continuava a salutarlo.
Messaggi e ricordi arrivavano dal mondo della musica, della cultura e delle istituzioni.
Dopo il funerale avvenne un altro passaggio importante.
Secondo quanto comunicato in quei giorni, nel rispetto delle sue volontà, il corpo di Franco Battiato fu cremato.
E le sue ceneri furono successivamente portate in un luogo profondamente legato alla sua storia personale.
Non Milano, dove aveva costruito una parte fondamentale della propria carriera.
Non Roma.
Ma la terra dalla quale tutto era cominciato:
Riposto, in Sicilia.
Ed è lì che oggi troviamo il luogo di sepoltura che compare nella fotografia che accompagna questa storia.
Sulla lapide non c’è scritto “Franco”.
Compare invece il nome con cui era stato registrato alla nascita:
BATTIATO FRANCESCO.
E proprio quella tomba racconta l’ultimo, silenzioso ritorno a casa dell’artista.
PARTE 9 — LA TOMBA DI FRANCO BATTIATO 🪦
Le ceneri di Franco Battiato riposano nel cimitero di Riposto, in provincia di Catania.
È un ritorno alle origini.
Battiato era nato il 23 marzo 1945 a Jonia, nome che all’epoca comprendeva il territorio dell’attuale Riposto.
Sulla lapide di marmo che custodisce le sue ceneri compare un piccolo ritratto dell’artista.
Sotto, in lettere dorate, si legge:
BATTIATO FRANCESCO
Poi le due date che racchiudono 76 anni di vita:
23 • 3 • 1945
18 • 5 • 2021
Niente titolo da “Maestro”.
Nessun riferimento ai milioni di dischi venduti.
Nessun elenco delle canzoni che lo hanno reso famoso.
Soltanto il suo nome e le date della sua vita.
Per un artista che aveva trascorso decenni interrogandosi sul tempo, sull’esistenza e sulla spiritualità, la semplicità del luogo ha qualcosa di particolarmente toccante.
Ed è proprio questa tomba che continua ad attirare l’attenzione e l’affetto di tanti estimatori.
Ma c’è ancora un elemento della sua storia che rende il finale particolarmente emozionante.
Due anni prima della sua morte, Battiato aveva pubblicato un ultimo progetto.
Il suo titolo era:
Torneremo ancora.
E per comprendere perché quelle parole abbiano assunto un significato così forte dopo la sua scomparsa, bisogna capire cosa rappresentavano davvero per Franco Battiato.
PARTE 10 — “TORNEREMO ANCORA”
Quando Torneremo ancora uscì nel 2019, Franco Battiato si era ormai allontanato dalle scene.
L’album raccoglieva nuove versioni orchestrali di alcuni dei suoi brani più importanti e un inedito che dava il titolo all’intero progetto.
La voce di Battiato per quel nuovo brano era stata registrata nel 2017.
Oggi è facile ascoltare Torneremo ancora come se fosse un messaggio d’addio.
Ma sarebbe sbagliato affermare che Battiato lo avesse scritto come una previsione della propria morte.
Il significato era legato a qualcosa che lo aveva affascinato per gran parte della sua vita:
la dimensione spirituale dell’esistenza e il cammino dell’essere umano.
Ed è proprio ciò che rende il brano ancora più emozionante dopo la sua scomparsa.
Battiato aveva passato decenni a interrogarsi, attraverso la musica, su ciò che esiste oltre la superficie della vita quotidiana.
Poi, nel suo ultimo progetto discografico, lasciò al pubblico un titolo semplicissimo:
Torneremo ancora.
Due anni dopo, Franco non c’era più.
Ma accadde qualcosa che forse rappresenta il modo più concreto in cui un artista può davvero “tornare”.
Le sue canzoni continuarono a essere ascoltate.
Vecchi fan tornarono ai suoi dischi.
Nuove generazioni iniziarono a scoprirlo.
E l’uomo che si era ritirato silenziosamente nella sua casa ai piedi dell’Etna cominciò una nuova vita nella memoria collettiva italiana.
PARTE 11 — UN ARTISTA CHE NON È SCOMPARSO
La morte di Franco Battiato non mise fine alla presenza della sua musica nella cultura italiana.
Accadde quasi il contrario.
Le sue canzoni continuarono a essere trasmesse, reinterpretate e riscoperte.
Chi era cresciuto ascoltando Centro di gravità permanente, Bandiera bianca o La cura poteva improvvisamente ritrovarsi davanti a un ricordo di molti anni prima.
Per i più giovani, invece, Battiato poteva essere una scoperta completamente nuova.
Ed è forse questa una delle caratteristiche più particolari della sua eredità.
Battiato non apparteneva facilmente a una sola epoca.
Era passato dalla sperimentazione elettronica alla musica pop, dalla musica colta all’opera, senza smettere di interessarsi alla filosofia e alla spiritualità.
Aveva costruito una carriera difficilissima da racchiudere in una sola definizione.
Dopo la sua morte arrivarono nuovi omaggi, eventi e iniziative dedicate alla sua memoria.
Ma forse il tributo più importante continua ad avvenire in modo molto più semplice.
Ogni volta che qualcuno rimette una sua canzone.
Ogni volta che un figlio scopre un brano che ascoltavano i suoi genitori.
Ogni volta che qualcuno arriva davanti a quella semplice lapide di marmo a Riposto e legge:
BATTIATO FRANCESCO
la storia ricomincia.
Perché dietro quel nome c’è molto più della tomba di un famoso cantante italiano.
C’è la storia di un uomo che trascorse tutta la vita cercando di andare oltre ciò che appariva in superficie.
PARTE 12 — PERCHÉ L’ITALIA NON LO HA DIMENTICATO
Sono passati anni dalla morte di Franco Battiato, ma il suo nome continua a suscitare qualcosa di particolare.
Forse perché non fu mai soltanto un cantante.
Per alcuni era il musicista di Centro di gravità permanente.
Per altri quello de La cura.
Altri ancora ricordano l’artista sperimentale, il compositore, l’uomo affascinato dalla filosofia e dalla spiritualità.
Generazioni diverse hanno conosciuto Battiato in modi diversi.
Ed è proprio questo che rende difficile rinchiuderlo in una sola definizione.
Aveva raggiunto una fama enorme senza smettere di cercare.
Aveva scritto canzoni popolari senza rinunciare alla complessità.
E quando arrivarono gli ultimi anni della sua vita, si allontanò gradualmente dai riflettori e tornò alla tranquillità della Sicilia.
Milo fu il suo rifugio.
Riposto diventò il luogo del suo riposo.
Due luoghi siciliani che oggi raccontano l’ultimo capitolo di una carriera iniziata moltissimi anni prima.
E forse è questo il dettaglio più emozionante.
Franco Battiato viaggiò attraverso musica, culture, idee e mondi lontanissimi.
Ma alla fine il suo ultimo viaggio lo riportò vicino al luogo da cui tutto era cominciato.
Rimane soltanto un’ultima domanda.
Come si conclude davvero la storia di un artista quando milioni di persone continuano ancora ad ascoltarlo?
PARTE 13 — UN ULTIMO SALUTO A FRANCO ❤️
Forse una storia come quella di Franco Battiato non finisce davvero davanti a una lapide.
La sua vita si concluse il 18 maggio 2021, ma la sua voce continuò a viaggiare.
Nelle case.
Nelle automobili.
Nelle cuffie di chi lo aveva ascoltato per quarant’anni e in quelle di ragazzi che lo stavano scoprendo per la prima volta.
Battiato trascorse gran parte della propria vita cercando qualcosa che andasse oltre la superficie delle cose.
Sperimentò.
Cambiò.
Fece domande.
E lasciò dietro di sé una musica che continua a farne nascere di nuove.
Oggi le sue ceneri riposano a Riposto, nella Sicilia dove la sua storia era cominciata nel 1945.
Sulla lapide ci sono un piccolo ritratto, il suo nome e due date.
È un luogo semplice per un artista straordinariamente difficile da definire.
Ma forse il vero monumento a Franco Battiato non è fatto di marmo.
È nelle persone che continuano ad ascoltarlo.
Nelle emozioni che una sua canzone può riportare indietro dopo decenni.
E nei ricordi di chi, sentendo le prime note, pensa immediatamente a un’altra epoca della propria vita.
Franco Battiato se n’è andato. La sua musica no.
❤️🇮🇹 E voi? Qual è la canzone di Franco Battiato che porterete sempre nel cuore? Scrivetela nei commenti.